Comunicato della riunione di Partiti ed Organizzazioni
Marxisti-Leninisti d'Europa
La
crisi del sistema capitalista si è ulteriormente aggravata a livello
mondiale
e in Europa prende sempre più la forma di recessione. Allo stesso
tempo,
il rifiuto della politica di austerità non è mai stato così forte e
massiccio:
decine di milioni di lavoratori, uomini e donne, si lanciano nelle
strade
di tutte le capitali europee.
La
politica di austerità imposta dappertutto, invece di "risolvere la
crisi",
come
pretendono di far credere i governi neoliberisti e social-liberisti,
l'approfondisce.
Questa politica acuisce la recessione nei paesi più colpiti
dalla
crisi e comincia ad avere conseguenze nei paesi che si sono approfittati
della
crisi degli altri, come è il caso dell'imperialismo tedesco. Questa
politica
fa crescere il debito pubblico ed accresce le disuguaglianze
economiche,
rafforza lo sviluppo disuguale e la concorrenza tra i paesi
dell'Unione
Europea (UE).
Si
tratta di un circolo vizioso che i lavoratori ed i popoli devono spezzare
se non
vogliono essere trascinati in una spirale che li riporterà in
situazioni
che ricordano quelle del 19° secolo.
Il
fiscal compact firmato da Merkel e Sarkozy, è stato accettato tale e quale
praticamente
dalla totalità dei governi dell'UE. È un patto che combina la
politica
di austerità e l’intensificazione della "competitività", che
chiaramente
significa maggiore flessibilità, maggiore facilità di licenziare e
una
riduzione brutale e pesante dei salari, che sono presentati come
"costi".
Noi
diciamo che non è il lavoro ad essere un "costo", ma è il capitale ad
essere
sempre più insopportabile per i lavoratori ed i popoli.
I
dirigenti delle principali potenze imperialista europee, a cominciare da
Merkel
e Hollande, pretendono di imporre un "governo europeo", vero e proprio
Stato
maggiore dell'oligarchia finanziaria. Con ciò mirano a rafforzare il
potere
economico e politico dell'oligarchia e a trasformare le istituzioni
elettive
degli Stati – specialmente i parlamenti, ma anche le istituzioni
regionali
e locali - in semplici cinghie di trasmissione della loro politica.
Approfittando
della crisi che ha colpito Cipro, i dirigenti europei hanno
cominciato
una nuova tappa, pretendendo di tassare e far pagare i piccoli
risparmiatori.
Si tratta di un messaggio, di una minaccia ai popoli: domani i
vostri
risparmi saranno confiscati dal capitale.
Tutto
ciò mette in luce il vero obiettivo: sfruttare al massimo la classe
operaia,
liquidare i meccanismi di protezione sociale, indebolire la capacità
di
lotta dei lavoratori, trasferire una parte sempre maggiore della ricchezza
creata
all'oligarchia, ai proprietari del capitale, a quella minoranza che
vive
sulle spalle dei lavoratori e dei popoli. Mentre la povertà assume
proporzioni
mai viste, mentre la fame è una piaga che colpisce milioni di
donne,
di uomini, di bambini, l'oligarchia ostenta la sua ricchezza e vive in
un
lusso sfacciato.
Austerità
fa rima con autoritarismo
Questa
violenta offensiva del capitale è portata avanti con inaudita brutalità
e
calpesta i diritti democratici. L'austerità va di pari passo con
l'autoritarismo.
I governi sono installati dalla Troika (UE, BCE, FMI), alcuni
Stati,
come la Grecia, sono messi sotto tutela, obbligati a presentare
regolarmente
i loro conti davanti a “commissioni di esperti” diretti dalla
stessa
Troika.
Il
movimento operaio e sindacale è il bersaglio principale degli attacchi del
capitale.
In diversi paesi viene criminalizzata la protesta sociale e vengono
imposti
limiti alla pratica dei diritti sindacali. I settori combattivi dei
lavoratori
ed i militanti che si oppongono alla collaborazione di classe sono
espulsi
dai sindacati da dirigenti che attuano questa collaborazione.
Allo
stesso tempo i governi e il padronato portano avanti un'intensa campagna
per
delegittimare il sindacato. Costoro approfittano della crisi, dell'elevato
numero
dei disoccupati, etc., per fare pressione sui lavoratori affinché non
si
iscrivano ai sindacati, sebbene ciò sia un diritto fondamentale contenuto
nelle
costituzioni di tutti gli Stati dell'UE. Le lavoratrici e i lavoratori
migranti
soffrono particolarmente questa politica repressiva. I gruppi
razzisti
e fascisti li accusano e li attaccano. Fuggiti dai loro paesi a causa
della
miseria e della guerra, di cui sono responsabili le potenze
imperialiste,
specialmente in Africa, i migranti subiscono il super-
sfruttamento
ed il razzismo.
In
numerosi paesi il movimento progressista, il movimento politico e quello
sindacale,
si mobilitano e lottano affinché le donne e gli uomini migranti
abbiano
gli stessi diritti dei loro fratelli di classe.
In
diversi paesi dell'UE i gruppi e i partiti razzisti e fascisti diffondono
le
loro idee che sono amplificate dai grandi mezzi di informazione, i quali
puntano
apertamente a influenzare vasti settori delle masse popolari. Alla
tradizionale
demagogia dell'estrema destra xenofoba e razzista, si aggiunge
oggi
una pericolosa demagogia populista che mescola propositi "sociali" a
un
forsennato
nazionalismo. Tutti costoro fanno leva sul malcontento delle masse
e sul
profondo rifiuto dei partiti, sia quelli di destra, sia quelli che si
dicono
di sinistra, che applicano la politica di austerità.
La
crisi acutizza le contraddizioni tra le potenze imperialista ed i blocchi
imperialisti
Il
problema del controllo delle fonti energetiche, delle materie prime, delle
zone
strategiche e dei mercati, è la causa profonda delle guerre di
aggressione
e degli interventi militari delle potenze imperialiste. Dopo la
Libia,
il suo petrolio e le sue ricchezze, è il Mali che adesso subisce la
politica
di guerra. L'imperialismo francese e quello britannico sono state le
forze
più coinvolte nella guerra alla Libia, mentre è l'imperialismo francese
quello
che ha lanciato la guerra in Mali. In entrambi i casi hanno fatto
appello
ai loro alleati europei e dell'UE chiedendo supporto in tali azioni
reazionarie.
Allo stesso tempo, si mantengono truppe in Afghanistan e altri
paesi
sono nel mirino delle potenze imperialiste, particolarmente la Siria.
L'imperialismo
statunitense ed il suo braccio armato, la NATO, fanno pressione
sugli alleati
europei affinché si facciano carico, sempre di più, della
componente
"europea" della NATO, e si impegnino ancor più a livello
finanziario
e militare. La lotta in ogni paese per uscire dalla NATO e per la
sua
dissoluzione è di stringente attualità.
I
popoli d'Europa non hanno nulla da guadagnare da questa politica bellicista
al
servizio esclusivo degli interessi dell'oligarchia finanziaria.
A essi
interessa invece sviluppare concretamente i legami di solidarietà coi
popoli
che soffrono il saccheggio e la dominazione delle potenze imperialista
europee,
specialmente i popoli dell'Africa, per lottare uniti contro il
sistema
di oppressione e sfruttamento.
Il
nostro campo è quello dei lavoratori e dei popoli
L'aspirazione
a lottare uniti contro la politica di austerità, contro i diktat
della
Troika, cresce. La questione di far convergere queste lotte e sviluppare
la
solidarietà al di là le frontiere, è più che mai all’ordine del giorno.
In
molti paesi il rifiuto della politica di austerità, si combina con quello
della
Troika, dell'euro e dell'UE. I sostenitori dell’Europa della reazione e
del
capitale si preoccupano di fronte a tale protesta e cercano di evitarla
attraverso
le posizioni reazionarie sostenute dai partiti e dalle
organizzazioni
fasciste e nazionaliste, che non mettono in discussione il
sistema
capitalista, ma dividono i popoli e li aizzano gli uni contro gli
altri.
Le
forze riformiste rispondono alle proteste con un patetico ed illusorio
appello
per una "Europa sociale" che non corrisponde per nulla alla realtà.
Noi
proclamiamo che i popoli hanno il diritto a uscire dall'euro così come
dall'UE.
D’altronde, è risaputo che non tutti i paesi europei appartengono
all’eurozona.
Assieme
alle forze progressiste che difendono quella posizione, affermiamo che
questo
è un problema legato alla questione della difesa della sovranità
popolare
e inscriviamo questa battaglia nella lotta contro la politica di
austerità
imposta dall'UE.
Affermiamo
che se un popolo decide ed impone di uscire dall'euro, noi saremo
solidali
con la lotta che dovrà portare avanti contro l'offensiva
dell'oligarchia,
che farà tutto il possibile per fargli pagare tale decisione.
In
ogni caso, difendiamo la parola d’ordine del rifiuto di pagare il debito,
che
sia espresso in euro o in qualunque altra moneta.
L'ampiezza
della resistenza operaia e popolare, che è chiamata a svilupparsi
ancora,
pone il problema dello sbocco politico da offrire alla ascesa della
lotta
di classe. La classe operaia è all'avanguardia in questa battaglia ed
ampi
settori delle masse lavoratrici, delle città e della campagna, si
ritrovano
assieme nelle piazze, nelle manifestazioni.
La
questione dell'unità della classe operaia e dell'unità di tutti gli strati
popolari,
è fondamentale per sviluppare una politica di fronte che già vede
espressioni
concrete in diversi paesi.
I
nostri Partiti ed Organizzazioni chiamano a sviluppare dovunque questa
politica,
e la inseriscono nella prospettiva della trasformazione
rivoluzionaria
della società e dello sviluppo della solidarietà
internazionalista.
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Solidarietà
con le proteste dei popoli della Turchia!
Pieni
di indignazione vediamo come il governo turco cerca di reprimere con
brutale
violenza la protesta dei popoli della Turchia.
Pieni
di ammirazione vediamo come i popoli della Turchia non si fanno
intimidire
e di fronte all'oppressione, all'arbitrio, al soggiogamento
reazionario
della vita quotidiana della società da parte del governo e del
terrore
poliziesco, intensificano la loro lotta per i diritti e le libertà
democratiche.
Noi salutiamo questa resistenza e ci dichiariamo solidali con le
sue
rivendicazioni.
A
Istanbul il governo turco vuol distruggere, nell'interesse del capitale, il
Parco
Gezi per aprire uno spazio in cui insediare un mega-progetto edilizio.
E'
stato questo il motivo che ha sviluppato in Turchia, prima di tutto e
fondamentalmente
da parte della gioventù, un ampio movimento di resistenza. Ma
il
movimento va molto al di là dell'occasione e si rivolge contro il governo
reazionario
dell'AKP e di Erdogan! Da lungo tempo esso scatena la rabbia di
larghe
masse contro questo governo.
Con la
sua brutale violenza poliziesca il governo del presidente Erdogan
rivela
di essere una dittatura antipopolare nell'interesse dei monopoli. E'
dunque
giustificato che i dimostranti chiedano la sua caduta, la libertà e la
democrazia.
Da
molti anni il governo turco, che era prima esaltato come un modello di
liberaldemocrazia
per i paesi islamici della regione, riceve l'appoggio
dell'UE
e degli Stati imperialistici europei per la sua politica reazionaria.
Adesso,
in considerazione dell'ampia rivolta popolare, i paesi imperialistici
europei
prendono ipocritamente le distanze con le loro dichiarazioni sulla
violenza
poliziesca. Erdogan respinge pubblicamente questa ipocrita critica al
suo
governo affermando che le proteste sarebbero ordite da Stati stranieri.
Noi
dichiariamo che questa affermazione del governo Erdogan non è soltanto
bassamente
demagogica, ma è anche un segno che esso non crede che il suo
popolo
sia capace di lottare per i diritti e le libertà democratiche.
Neppure
è accettabile la tesi governativa secondo cui analoghe violenze
poliziesche
sono poste in atto anche dai paesi occidentali. Questa verità non
può
costituire in alcun modo una giustificazione per le rappresaglie. Ciò, se
rivela,
da un lato, che il governo Erdogan prende a modello le pratiche
antidemocratiche
degli Stati occidentali, dimostra, dall'altro, che i diritti
e le
libertà democratiche non possono essere ottenuti con un'adesione all'UE,
ma
soltanto con la lotta popolare.
In
tutta Europa vi sono progetti simili: in Italia, la TAV, che ha suscitato
un'ampia
resistenza in Val di Susa; in Germania a Stoccarda, dove da più di
tre
anni la popolazione sta conducendo un'ampia opposizione contro la
costruzione
di una Stazione ferroviaria sotterranea del costo di oltre 6,8
miliardi
di euro, che ha una capacità pari alla metà di quella della vecchia
stazione
ferroviaria; a Berlino, dove alcuni miliardi di euro sono stati
investiti
in un grande aeroporto che non funziona; in Francia, dove la
popolazione
contrasta attivamente l'aeroporto di Notre Dame des Landes, ecc.
Essi
sono tutti, in un periodo di tagli e di politiche restrittive,
enormemente
costosi, non hanno alcuna utilità per la classe operaia e per il
popolo,
ma da essi devono essere pagati. Inoltre, distruggono la natura e
l'ambiente.
Servono soltanto alle banche, ai grandi gruppi delle costruzioni
edilizie
e agli speculatori immobiliari. Tutti questi progetti vengono imposti
con la
violenza e la demagogia contro la resistenza popolare.
Noi
diamo il nostro appoggio a tutte queste lotte e solidarizziamo con esse.
Appoggiamo
in questi movimenti tutte le tendenze, affinché la lotta possa
andare
anche al di là dei confini nazionali e sia condotta non in modo
ristretto,
ma in una prospettiva politica per la liberà e la democrazia,
contro
il capitale e per un'altra società.
Nell'attuale
situazione, chiamiamo a solidarizzare con la lotta dei popoli
della
Turchia e ad appoggiarne le forze nella loro battaglia per la libertà e
i
diritti democratici.
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Messaggio
di solidarietà
I
Partiti e le Organizzazioni Marxisti-Leninisti d'Europa esprimono
solidarietà
a Mery Zamora, vicedirettrice nazionale del Movimento Popolare
Democratico
(MPD) dell'Ecuador ed ex presidentessa dell'Unione Nazionale degli
Insegnati
(UNE), condannata ad otto anni di carcere per "sabotaggio e
terrorismo".
Il
giudizio celebrato su richiesta del governo del signor Correa, è stato un
vero e
proprio giudizio farsa, senza garanzie costituzionali, né rispetto dei
diritti
umani.
Nessuna
prova giustifica questa brutale condanna. Il governo del signor Correa
ha
bisogno di colpire i militanti di sinistra che rivendicano misure sociali a
favore
dei popoli, e non hanno paura di denunciare gli arbitri del governo
ecuadoriano;
ha bisogno di zittire le voci critiche.
Manifestiamo
la nostra solidarietà con Mery Zamora e tutti i militanti
popolari,
indigeni,
rivoluzionari e comunisti prigionieri politici in Ecuador. Non sono
terroristi,
ma combattenti per la libertà e la dignità dei popoli.
Come
ha dichiarato Mery Zamora: "Correa pretende di piegarmi, di spaventarmi,
ma non
sa che le donne di sinistra, oneste e con una ferma convinzione, non si
vendono
e non s'arrendono".
Solidali
con Mery Zamora, esigiamo la sua libertà immediata!
Germania,
giugno 2013
Organizzazione
per la costruzione del Partito comunista degli operai di Germania
(Arbeit Zukunft)
Partito
Comunista degli Operai di Danimarca (APK)
Partito
Comunista di Spagna (m-l)
Partito
Comunista degli Operai di Francia (PCOF)
Piattaforma
Comunista, Italia
Movimento
per la riorganizzazione del KKE (1918-1955), Grecia
Partito
Comunista Rivoluzionario di Turchia (TDKP)
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